4 Semplici Abitudini Per Prevenire O Attenuare La Comparsa Della Gobba

Quella che comunemente chiamiamo gobba, e che in medicina si chiama ipercifosi, è un’accentuazione della curvatura fisiologica della spina dorsale, nota come cifosi. Questa condizione patologica è visibile soprattutto nelle donne di età avanzata e può essere causata da vari fattori, quali artrite, osteoporosi, debolezza muscolare o anche solo abitudini errate.

Di solito si presenta in forma lieve e sopportabile, ma se si aggrava può davvero essere invalidante, poiché genera dolore, difficoltà nella respirazione e nella digestione e molto altro.

Quando si hanno dei problemi in tal senso è fondamentale consultare un Chiropratico , ma poiché siamo dell’idea che prevenire sia sempre meglio che curare, vogliamo consigliarvi 4 dritte per prevenire la comparsa di questa fastidiosa condizione.

1. Yoga

La pratica dello yoga ha come effetti principali il rafforzamento dei muscoli e il miglioramento della flessibilità. Per questo è stato ampiamente osservato che la pratica di questa disciplina aiuti a contrastare l’insorgenza di una cifosi accentuata.

2. Vitamine C e D

Mentre la vitamina C, cioè l’acido L-ascorbico aiuta il tessuto connettivo a rimanere in salute, la vitamina C permette di assimilare il calcio ed è fondamentale per la salute delle ossa.

3. Una postura corretta

Mantenere una postura corretta nella vita di tutti i giorni non è facile, complice la sedentarietà imperante nelle nostre attività. Sforzarsi in questo senso però può avere effetti incredibili: a beneficiarne sono soprattutto i muscoli della schiena che si fortificano e sostengono meglio la colonna vertebrale evitando che collassi.

4. Esercizio fisico costante

Esercizio fisico costante ci aiuterà a rafforzare e mantenere tonici i muscoli della schiena e del collo, prevenendo contemporaneamente la perdita di vigore nelle ossa. Come nel caso della postura, mantenere i muscoli in salute vuol dire pesare meno sulla spina dorsale.

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Un Bambino Ha Bisogno Di almeno 12 Abbracci Al Giorno Per Crescere Bene

L’importanza del contatto fisico in un rapporto viene spesso sottovalutata, eppure si tratta di qualcosa di naturalmente terapeutico per tutti noi, inclusi i bambini.
Per abbracciare i piccoli di casa, poi, non ci dovrebbe essere bisogno di un motivo, ma sapere quali benefici effetti ha su di loro questo semplice gesto vi spronerà a farlo ancora più spesso.
Come diceva la famosa psicoterapeuta Virginia Satir: “Per sopravvivere abbiamo bisogno di quattro abbracci al giorno; per sostenerci otto; per crescere dodici“.

Il cervello di un bambino trae innumerevoli benefici da un abbraccio

  • Abbracciando vostro figlio farete in modo che i recettori della sua pelle (corpuscoli di Pacini) si attivino e vadano a stimolare il nervo vago, il quale trasmette al cervello impulsi che hanno effetti positivi sull’umore, l’appetito, la motivazione e il sonno.
  • Un abbraccio ha il potere di produrre dopamina, un neurotrasmettitore che svolge diverse funzioni nel cervello, fra cui quella di sollevare l’umore, infondere sensazioni di piacere e attenuare i livelli di stress.
  • Libera l’ormone dell’amore: il contatto di un abbraccio libera anche ossitocina, un ormone importante non solo nelle ultime fasi della gravidanza e durante il parto e l’allattamento, ma anche nelle fasi successive della vita in quanto attenua l’ansia e aumenta il livello di fiducia ed empatia. Un vero toccasana della sfera emotiva.
  • Riduce il livello di cortisolo nel sangue: un esperimento ha dimostrato che anche solo abbracciando un oggetto come un peluche durante una conversazione è in grado di abbassare i livello di questo ormone, spesso associato allo stress.

Mai sottovalutare il potere di un abbraccio

Cosa percepisce un bambino quando lo abbracciamo? Un mare di sensazioni positive! Si sente amato, protetto, sicuro…
Tutto questo, al contrario di quanto sostengono alcune persone, non ne mina la sicurezza ma, al contrario, li aiuta a sentirsi sicuri di sé poiché la base da cui partono per relazionarsi col mondo esterno è una base fatta di amore. La loro persona trae beneficio dalla consapevolezza di essere amati e questo li prepara a relazionarsi con gli altri con una buona autostima.
Insomma… Ogni abbraccio che darete a vostro figlio è un regalo dal valore inestimabile!

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12 Segnali Che Il Corpo Invia Per Dirti Che Stai Mangiando Troppi Zuccheri

Molte persone non scoprono fin dalla comparsa dei primi sintomi di avere il diabete, e continuano a condurre il proprio stile di vita mettendo in serio pericolo il resto del corpo. Il diabete può avere un esordio più o meno intenso: i sintomi possono essere confusi con normali cambiamenti del corpo, e spesso accade che non vengono subito ricondotti alla malattia. Questi sono alcuni campanelli d’allarme che potrebbero significare la comparsa del diabete. Prestate loro attenzione!

 

1. Fame incessante

Quando si ha il diabete, la mancanza di insulina impedisce al glucosio di entrare nelle cellule. Questa situazione viene confusa dal corpo come una condizione di digiuno: in effetti allo stesso modo viene a mancare glucosio all’interno delle cellule. Lo stimolo inviato è quindi quello di mangiare e di integrare zuccheri nel sangue, quando invece ce ne sono in abbondanza. Questo può portare ad un ulteriore aumento della glicemia, che nei casi più gravi può causare il coma.

 

2. Stanchezza cronica

Quando i livelli della glicemia, lo zucchero nel sangue, sono elevati, si percepisce un senso di stanchezza: le normali azioni, come scendere le scale, portare dei piccoli pesi, o camminare velocemente, risultano difficoltose e il respiro è sempre affannato. La mattina ci si risveglia sempre stanchi e con un senso di spossatezza. Questo accade perché in caso di diabete le cellule del corpo, dei muscoli e del cervello ad esempio, non riescono ad utilizzare il glucosio nel sangue, che è la benzina di questi piccoli motori cellulari.

 

3. Bisogno frequente di urinare

Quando si ha il diabete il corpo cerca di riequilibrare la concentrazione di glucosio nel sangue e nelle cellule: per farlo dissolve nel sangue del liquido intracellulare. I reni non riescono a riassorbire tutto il liquido, per questo si presenta il costante bisogno di urinare.

 

4. Bocca secca, sete eccessiva

Per controbilanciare la perdita di liquidi, l’ipotalamo invia un segnale di disidratazione: si sente quindi una forte necessità di bere, ma nonostante tutto la bocca rimane secca. Molte persone tentano di placare il senso della sete con delle bevande gassate zuccherate: queste incidono immediatamente sulla glicemia, portando a livelli molto elevati. Meglio preferire acqua naturale o tè senza zucchero.

 

5. Perdita immotivata di peso

In caso di diabete il calo di peso è immediato e consistente: se non seguite diete, non avete modificato l’alimentazione, ma avete notato un brusco calo del peso, fate degli esami di accertamento. La perdita di peso è dovuto al fatto che non potendo utilizzare il glucosio, il corpo tenta di sostituirlo bruciando i grassi di riserva.

 

6. Infezioni

Se durante la presenza di altri sintomi avete anche riscontrato infezioni del tratto urinario o dell’apparato renale, tutto si potrebbe spiegare con il diabete. L’elevato livello di zuccheri crea un ambiente molto favorevole alla prolificazione di batteri.

 

7. Pelle secca

La pelle secca si può ricondurre a livelli alti di glucosio per vari motivi:

  • L’eccessiva urina espulsa disidrata anche la pelle
  • Lo zucchero nel sangue danneggia i vasi sanguigni, che a loro volta interrompono l”idratazione della pelle
  • La pelle secca può essere dovuta anche a problemi di circolazione, causati dalle glicemie elevate che ispessiscono le pareti dei vasi sanguigni.

8. Difficoltà di concentrazione

Quando lo zucchero nel sangue è elevato il cervello non riesce ad utilizzare correttamente il glucosio, e per questo fa fatica a svolgere le normali funzioni intellettive. In caso di diabete si può presentare uno stato di confusione e difficoltà nella memoria o nella concentrazione.

 

9. Visione sfocata

La disidratazione causata dagli elevati livelli di zucchero nel sangue interessa anche le cellule degli occhi, che deformano la visione sfocandola.

 

10. Lenta guarigione delle ferite

Questo sintomo è dovuto al danno che la glicemia elevata esercita a carico dei vasi sanguigni. La circolazione è compromessa così come la nutrizione dei tessuti necessaria per la loro riparazione.

 

11. Impotenza

L’impotenza anche è un sintomo del diabete ed ha a che fare con la circolazione del sangue negli organi riproduttori. Nelle donne può manifestarsi mancanza di libido.

 

12. Irritabilità

Secondo alcuni studi, le persone che presentano glicemie elevate sono anche le più ansiose, irritabili e nervose. Se i livelli di zucchero non vengono normalizzati per un lungo periodo, si manifesta anche depressione.

 

 

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fonte: curioctopus.it

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Vertigini, Mal Di Schiena E Problemi Di Postura: E Se Fosse Colpa Dei Denti Storti?

Avete mai riflettuto su quanto il nostro corpo sia una macchina praticamente perfetta?

Nonostante qualcosa possa andare nel verso sbagliato, continua ad esserlo perché porta avanti con estrema precisione migliaia di processi involontari, senza che noi ne siamo al corrente. Ciò che è ancora più curioso è il fatto che esistono dei collegamenti insospettabili tra le diverse parti del corpo: sapete ad esempio che una dentatura non allineata può causare problemi di deambulazione? Il motivo è facile da spiegare…

Quando parlano di occlusione, i dentisti si riferiscono alla chiusura delle arcate dentali: ognuno di noi le serra in maniera differente anche se esiste un solo modo di farlo correttamente. Per considerarsi normale, l’occlusione dentale deve comportare le seguenti condizioni:

1)
L’arcata dentale superiore si sposta in avanti rispetto a quella inferiore, e la coppia di molari e premolari superiore precede di mezzo dente circa l’omologa inferiore.
2) Ogni dente tocca esattamente due denti dell’altra arcata.
3) Gli incisivi superiori coprono di un terzo la lunghezza di quelli inferiori.

Solo se si verificano tutte e tre le condizioni i muscoli del volto e del collo non sono soggetti a tensioni. Al contrario, se si verifica una situazione differente da quella descritta, vuol dire che l’occlusione è causa di un anomalo funzionamento dei muscolisopra citati, oltre a quelli responsabili della deglutizione, della masticazione e dell’articolazione dei suoni.

L’anomalia si estende però anche ad altri muscoli del corpo, come quelli addetti alla deambulazione e alla postura. Il motivo? La tensione si propaga sulla colonna vertebrale che ovviamente determina il modo in cui camminiamo. Non è raro che soggetti che manifestano problemi ai denti e malocclusione accusino anche mal di schiena, cifosi e deambulazione scorretta.

Le problematiche che può causare una malocclusione sono anche altre: può essere compromesso la struttura dell’orecchio interno, provocando vertigini, giramenti di testa improvvisi e problemi a mantenere l’equilibrio, e possono scaturire anche reflussi gastroesofagei.

Dunque, i motivi per cui ci si dovrebbe prendere cura dei denti non è solo per un fatto estetico ma, come ci si doveva aspettare, per mantenere in salute tutto il resto del corpo.

Se soffrite di questi sintomi non esitate a contattarci la Chiropratica Caronti è ciò che fa per voi.

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9 Piante Che Dovresti Tenere In Casa Per Dormire Bene Ogni Notte

Chi ne soffre potrà confermarlo: l’insonnia è un disturbo odioso, che non solo incide gravemente sull’umore e sulla capacità produttiva, ma che a lungo andare può tradursi in vere e proprie patologie fisiche.

Per contrastarla ci sono sul mercato molti rimedi in forma di farmaci o infusi, ma un ruolo fondamentale può giocare anche l’ambiente circostante. Alcune piante ad esempio hanno un effetto rilassante sul nostro corpo e possono essere di grande aiuto. Non posiamo promettervi che mettendo queste piante in casa dormirete come ghiri, ma di sicuro esse gioveranno al vostro benessere psicofisico.

Ecco 9 piante comuni che fanno bene al sonno:

 

1. Lavanda

Il profumo della lavanda ha un effetto benefico sull’ansia e sullo stress, agisce abbassando la frequenza cardiaca e per questo induce il sonno.

 

2. Aloe Vera

Indicata anche dalla Nasa come una delle piante più benefiche per gli ambienti chiusi, l’Aloe Vera è in grado di emettere ossigeno nelle ore notturne e purifica l’aria dagli agenti chimici.

 

3. Clorofito o pianta ragno

immagine: madaise/Flickr

Detta anche nastrino, questa pianta è facile da mantenere e moltiplicare. Anche questa emette ossigeno durante la notte ed è perfetta per chi ha problemi respiratori.

 

4. Sansevieria

immagine: Martin Olsson/Wikimedia

Detta anche lingua di suocera, questa pianta è in grado di filtrare le tossine presenti nell’aria (formaldeide, tricloroetilene e benzene).

 

5. Valeriana

Molti ne conoscono l’estratto, ma anche la pianta ha grandi proprietà calmanti sui nostri nervi.

 

6. Pothos

Anche il pothos è stato indicato dalla Nasa come perfetto per purificare gli ambienti chiusi; tra l’altro è facilissimo da tenere in vita!

 

7. Edera comune

Ha effetti benefici su asma e allergie, oltre ad essere molto resistente e bellissima da vedere.

 

8. Gardenia

immagine: Tatters/Flickr

Molti studi hanno provato che la gardenia ha un effetto calmante paragonabile a quello del Valium. Aiuta a rilassarsi e favorisce il sonno.

 

9. Gelsomino

immagine: maxpixel

Secondo uno studio della Wheeling Jesuit University, l’odore del gelsomino agisce direttamente sull’ansia e sullo stress.

 

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fonte: curioctopus.it

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Lo Sbadiglio, prodigio della natura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo sbadiglio, prodigio della natura!

Lo spalancare la bocca ed aspirare intensamente l’aria per poi buttarla di nuovo fuori, è da anni un meccanismo studiato dagli esperti. Le spiegazioni date alla necessità di sbadigliare sono state diverse, ognuna plausibile: c’è chi ha ipotizzato che in questo modo si immetta in circolo abbastanza ossigeno per “risvegliare” il cervello assonnato o annoiato.
Tuttavia una recente ricerca ha spiegato che la funzione principale dello sbadiglio è quello di “raffreddare” la testa: lo studio ha misurato la temperatura del cranio prima e dopo aver sbadigliato, rivelando come l’innalzamento della temperatura possa essere responsabile dell’innesco dello sbadiglio. Proprio come un computer, il cervello ha bisogno di aria fresca per lavorare bene!

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Come portare lo zaino

 

(fonte: the Huffington post)

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Collegamenti tra intestino e schiena

E’ importante tenere in considerazione l’intestino come causa di mal di schiena.

Intestino e schiena sono intimamente collegati da molti punti di vista, sia anatomici che funzionali: per questo si influenzano a vicenda.

#1 COLLEGAMENTO ANATOMICO

Tutta la struttura dell’intestino, dal tenue al colon, è in intimo contatto con la colonna vertebrale e con i suoi muscoli.

Si può quindi capire come l’irritazione cronica dell’intestino possa avere un effetto negativo sui muscoli della schiena, rendendoli maggiormente contratti.

A fare le spese di questa situazione è in particolare il muscolo psoas, che vedremo più tardi, ma che come puoi vedere è uno di quelli più a contatto con l’intestino.

Relazione intestino-psoas

#2 L’INTESTINO INFLUENZA LA QUALITÀ DEI TESSUTI

Tutto ciò che mangiamo serve a nutrire i nostri tessuti, compreso il tessuto muscolare.

Se la nostra dieta è povera di nutrienti provenienti da cibi freschi, ed il nostro intestino è cronicamente poco funzionante, l’assorbimento dei nutrienti sarà scarso.

Di conseguenza, peggiorerà la qualità dei nostri tessuti, ed il tessuto muscolare sarà uno dei primi a farne le spese.

#3 IL MICROBIOTA INTESTINALE

La flora microbica intestinale ha suscitato grande interesse nella ricerca medica dal 2010 in poi.

Si è scoperto che la grande quantità di batteri che popola il nostro intestino è responsabile di una serie di funzioni indispensabili alla nostra sopravvivenza.

Non solo: la produzione di alcune sostanze chimiche può avvenire soltanto in presenza di una flora microbica in buona salute.

In presenza di problemi intestinali, e quindi di verosimile flora microbica non in buona salute, abbiamo una maggiore possibilità di avere dolore ed infiammazione intestinale, che come abbiamo visto possono propagarsi alla colonna vertebrale.

SINTOMI DI QUANDO È L’INTESTINO AD ESSERE RESPONSABILE DEL MAL DI SCHIENA

Sfortunatamente non ci sono esami o sintomi che determinino con precisione quando il problema è l’intestino, nè si può escludere che lo sia anche se si hanno “problemi vertebrali”.

Il metodo migliore è fare una valutazione completa e ragionare sui sintomi.

Infatti, chi ha problemi alla schiena legati (almeno in parte) all’intestino:

  • ha solitamente dolore uniforme, non localizzato in un punto
  • avverte anche sensazioni di “bruciore“
  • ha concomitanza di gonfiori, stipsi o colon irritabile

Un metodo molto funzionale è quello “empirico”: si prova ad impostare un regime alimentare ad hoc per almeno un paio di settimane, e si assiste alle reazioni.

Se c’è un miglioramento parallelo delle funzioni intestinali e del mal di schiena avremo trovato la causa.

COSA PUOI FARE DA SUBITO

Ci sono diverse cose che puoi mettere in pratica immediatamente, senza dover fare alcuna visita o approfondimento.

Questi semplici consigli possono permetterti di migliorare da subito sia la tua funzionalità intestinale, sia il tuo mal di schiena, che questi siano collegati o meno.

#1 SEGUI UNA ALIMENTAZIONE CIRCADIANA

Diversi studi hanno indicato che l’alimentazione circadiana è quella che più favorisce le funzioni intestinali e gastro enteriche generali, perchè rispetta i fisiologici ritmi del corpo.

#2 FAI DEL MOTO E BEVI MOLTA ACQUA

Una leggera attività sportiva e una corretta idratazione aiutano la peristalsi e quindi la corretta attività intestinale.

CONCLUSIONE

Mal di schiena e problemi intestinali sono spesso in concomitanza.

Se si vuole migliorare lo stato di benessere complessivo, si deve lavorare sia sull’ aspetto alimentare sia sull’ aspetto fisico, oltre che naturalmente su quello psicologico.

 

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I piedi di chi porta da sempre scarpe sono poveri, come pure la sua motricità e postura. Non è mai troppo tardi per diventare ricchi.

 

Nel corso dei secoli l’essere umano ha sempre dovuto adattarsi all’ambiente circostante per sopravvivere.

Alcuni di questi adattamenti hanno stimolato miglioramenti, altri dei peggioramenti. E’ il caso dei nostri piedi che hanno dovuto adattarsi a stare rinchiusi dentro scarpe lisce ma scomode, e a calpestare superfici senza asperità. Questo necessario adattamento alle comodità della civiltà moderna, ha reso più povera non solo la nostra percezione sensoriale ma anche il nostro cialis portamento. Una cattiva abitudine che in molti casi

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ha contribuito a favorire sintomatologie dolorose derivanti da una innaturale deambulazione e postura.

Nel tentativo di porre rimedio, molto spesso si è finito con il peggiorare le cose. La maggior parte degli aiuti tecnologici in questo campo, solette e plantari, scarpe pronanti o spinanti, non importa in che materiale o in che forma confezionati, hanno tutti un comune denominatore devastante: proteggere i nostri piedi.
Non si è capito che i nostri piedi non vogliono essere protetti, ma allenati a proteggersi da soli. Se a vostro figlio che non sa nuotare mettete un salvagente, e non fate altro, scordatevi che possa diventare bravo come un pesce. Prima o poi qualcuno dovrà insegnargli i rudimenti del nuoto. Per i nostri piedi il discorso non è molto diverso. Fin da piccoli li proteggiamo e ci dimentichiamo di allenarli. Così facendo proibiamo ai nostri appoggi di incontrare quelle sensazioni che sono promotrici della corretta crescita e forma dei nostri piedi. La camminata e la corsa che ne deriva non è naturale.

Abebe Bikila vince la maratona all' Olimpiade di Roma 1960 correndo a piedi nudi (fonte wikipedia.com)

Oggi, per crescere dei buoni piedi, bisogna cominciare molto presto. Non bisogna perdere nessuna occasione per far sentire ai nostri piedi il caldo e il freddo e soprattutto non bisogna temere che i piedi si sciupino camminando su superfici aspre. Per voi maratoneti, l’immagine e il ricordo del grande Abebe Bikila, è un buon esempio di questa ricchezza. Certo se non avete cominciato a correre scalzi fin da piccoli come ha fatto lui, scordatevi di poter correre una maratona, ma la ricchezza sensoriale fatta dai suoi piedi, ha reso possibile i suoi successi. L’esperienza fatta a piedi nudi è stata promotrice della sua forza ed eleganza nella corsa, leggera e allo stesso tempo potente. Una rullata al suolo perfetta che lo avrebbe distrutto dai piedi alla testa se fosse stato diversamente. Il piede nudo, che sente il terreno direttamente, diventa il coordinatore perfetto di tutte le sinergie motorie. Un eccellente direttore d’orchestra per quella melodia cinetica che è garanzia di un corretto utilizzo di tutto l’apparato locomotore.

Ecco, voi dovreste esercitare la vostra efficacia allo stesso modo, cominciando con il camminare e poi con il corricchiare a piedi scalzi. Sono le sensazioni di contatto diretto con pressioni diverse nelle diverse parti del piede, combinate a movimenti di rullata e di torsione nelle più svariate combinazioni, che danno ricchezza ai nostri movimenti, rendendoci unici e inconfondibili nel nostro portamento, nella nostra postura ed in definitiva nella nostra motricità.

Solette Prima. Per camminare a "piedi nudi" con le Vostre scarpe.

Dal libro di Norman Doidge, Il cervello infinito, a pagina 104, ecco una conferma dell’importanza dello stimolo sensoriale in arrivo dai nostri piedi; “… il lavoro si sta concentrando sul «controllo motorio grossolano», una funzione che si deteriora con l’invecchiamento, provocando perdita d’equilibrio, tendenza a cadere, difficoltà di movimento. A parte l’indebolimento dell’apparato vestibolare, questo declino è causato dalla diminuzione del feedback sensoriale proveniente dai piedi. Secondo Merzenich, l’aver indossato le scarpe per decenni limita il feedback sensoriale dai piedi verso il cervello. Se camminassimo a piedi scalzi, il nostro cervello riceverebbe una grande varietà di input, come se camminassimo su una superficie irregolare. Le scarpe sono una piattaforma relativamente piana che disperde gli stimoli, e le superfici su cui camminiamo sono sempre più artificiali e perfettamente lisce. Ciò porta a « de-differenziare » le mappe cerebrali a cui afferiscono le piante dei piedi, limitando così la guida che il tatto fornisce al controllo dell’equilibrio. Quindi iniziamo a usare bastoni, stampelle, deambulatori, oppure ci affidiamo agli altri sensi per mantenere l’equilibrio. Ricorrendo a queste compensazioni anziché esercitare i sistemi cerebrali compromessi, non facciamo che accelerarne il declino.”

 

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Influenza? Vi salvate così

Sappiamo tutti che cos’è l’influenza e come prevenirla: dobbiamo coprirci bene e non prendere colpi d’aria. Quello che forse non sappiamo è il ruolo importante giocato dal corretto rapporto tra umidità e temperatura.
La prima barriera contro agenti aerei spray esterni, virus, batteri e

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impurità è allestita nel nostro organismo nella gola e nel naso. In queste aree e in poco spazio è predisposto un complesso sistema di purificazione, riscaldamento e umidificazione dell’aria che respiriamo, per adeguarla alle nostre esigenze vitali, con il minore stress possibile.

NASO E BOCCA
Naso e bocca si dividono questo difficile compito di condizionamento dell’aria che respiriamo. Nei pochi istanti che l’aria trascorre tra i turbinati del naso e nel cavo orale, essa viene filtrata, umidificata e analizzata da particolari recettori nervosi, con il

compito di sentinella, contenuti nel tessuto mucoso che riveste la cavità orale e il naso in particolare.
L’importante è che nell’intervallo tra un atto respiratorio e l’altro (5 secondi circa in condizioni normali) l’aria subisca un condizionamento tale da non risultare nociva.

Già nella trachea e in condizioni ideali l’aria che respiriamo raggiunge un’umidità intorno all’80% e un innalzamento della temperatura vicino a quella corporea.
Qualsiasi condizione di umidità e di temperatura diverse costa un enorme stress al nostro organismo.
Quando le caratteristiche dell’aria che respiriamo sono ben lontane dalla normalità, la mucosa che ricopre il cavo orale perde la sua efficacia filtrante e monitorante e quindi un adulto a riposo, a ogni atto respiratorio, ingerisce mezzo litro di aria non purificata. Gli agenti patogeni, sempre presenti nell’aria in grande numero, oltre a particelle di pulviscolo, superano le barriere difensive e invadono copiose il nostro organismo. Ci sono serie probabilità di ammalarci se siamo individui con un sistema immunitario debole.

IL RISCALDAMENTO
Un particolare meccanismo deve essere portato alla nostra attenzione per meglio capire come ci mettiamo nelle condizioni di soccombere alle malattie virali e quindi all’influenza.
Con i primi freddi noi accendiamo il riscaldamento: quando all’esterno la temperatura scende intorno allo zero, noi in casa abbiamo sempre una temperatura superiore, che fisseremo per comodità a 20°C.
La saturazione dell’aria è regolata da leggi fisiche. Essa è maggiore con l’aumento della temperatura e l’abbassa mento della pressione atmosferica. Durante l’inverno, se la temperatura è bassa e non piove, le molecole d’aria, al pari di una mongolfiera, potranno trasportare carichi di umidità relativa del 50-70%. Molecole d’aria, a 5°C e con una percentuale di umidità relativa del 50-70% sono ideali.
Proviamo a vedere che cosa succede alla nostra particella d’aria quando entra nei nostri appartamenti riscaldati.
Passando da +5°C a +20°C, la molecola d’aria subisce una forte dilatazione (il pallone della mongolfiera si gonfia), ma, non trovando fonti umide disponibili, questo riscaldamento determina un brutale abbassamento del tasso di umidità.

UMIDITA’
In teoria, se prima l’umidità era del 50%, ora può scendere a valori ben sotto il 20. L’aria è più calda, ma poco umida. Poca umidità inaridisce le sentinelle delle vie respiratorie e le rende inefficaci contro batteri e virus.
Le probabilità che, a ogni atto respiratorio, maggiori quantità di agenti nocivi possano raggiungere indisturbati il nostro organismo, crescono a dismisura. Ora possiamo ammalarci. Il primo meccanismo di difesa che l’organismo predisporrà, ma ormai a malattia in corso, sarà quello di farci gocciolare il naso, riumidificando il cavo orale e facendoci starnutire per liberarci dagli ormai troppo numerosi aggressori.

COME PREVENIRE
E’ importante misurare con un igrometro (apparecchio disponibile anche a costi modici) il tasso di umidità dell’aria che respiriamo. Non basta misurare la temperatura.
Valori di umidità sotto il 50% sono a rischio. Bisogna allora predisporre l’umidificazione degli ambienti in cui soggiorniamo. L’efficacia dei contenitori d’acqua appesi al calorifero è ben poca cosa, perchè la superficie evaporante è irrisoria. Le camere da letto, nelle quali pernottiamo per molte ore senza ricambio d’aria, dovrebbero essere poco riscaldate. Esistono in commercio umidificatori che possono fare al caso nostro.

QUANDO USCITE DALLA PISCINA FERMATEVI 3 MINUTI NELL’ATRIO
Un altro grosso problema è rappresentato dal microclima che noi creiamo per vivere al caldo, quando la stagione è fredda.
Bisogna limitare al massimo le differenze di temperatura superiori ai 20°C e povere di umidità, non possiamo di colpo respirare aria con superiori allo zero gradi: dobbiamo dare qualche minuto di tempo all’organismo per riorganizzarsi.

Prima di uscire da una piscina, dove avete portato i vostri figli per le lezioni di nuoto, restate qualche minuto in un locale a temperatura e umidità intermedie.
Nessun passaggio repentino, da microclima estivo a uno invernale e viceversa, è salutare, specie se compiuto molte volte al giorno. La capacità di adattamento a situazioni difficili e le risposte a sollecitazioni stressanti saranno comunque migliori in quelle persone che, per condizione genetica, stile di vita,età, possono avere qualche vantaggio,ma il principio che esponiamo vale per tutti.

In particolare vi sarà possibile prevedere con anticipo quali saranno i periodi più a rischio. Come? Nelle giornate con forte vento di tramontana, la temperatura si abbasserà di molto. Già all’aperto, quindi, la nostra particella d’aria sarà povera del suo carico di umidità.
Quando poi entrerà in casa e verrà riscaldata a 20°C, l’umidità risultante sarà bassa, troppo bassa per essere fisiologicamente respirabile.

IL SEGRETO? UMIDITÀ 50-70%
Quando ancora le case non avevano i termosifoni, durante l’inverno, l’unico locale riscaldato era la cucina. Immancabile una stufa, con un un serbatoio di acqua calda sempre a temperatura di ebollizione, che manteneva un corretto rapporto tra temperatura e umidità. Ora, nei locali riscaldati da termosifoni o pannelli radianti, il tasso di umidità che si raggiunge è spesso insufficiente a garantire una corretta funzione del nostro apparato respiratorio.
Riassumendo: attenti al giusto grado di umidità, che deve risultare non inferiore al 50% e non superiore al 70%, se vogliamo riprodurre condizioni vivibili e scongiurare il nemico numero uno di questi giorni: l’influenza.

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